Dopo aver lavorato a lungo nella moda, seguendone i ritmi, le scadenze e la velocità, con il mio trasferimento a Bergamo e il progressivo allontanamento da Milano mi sono fermata. Ho avuto bisogno di prendermi un momento per capire cosa volessi essere e in quale direzione volessi andare.
Non nego che questo periodo sia durato a lungo, quasi un anno di dubbi e indecisioni, durante il quale però sapevo che, prima o poi, avrei dovuto scegliere. Sentivo il bisogno di intraprendere una strada che fosse davvero mia e che riuscissi a riconoscere come tale.
Iscrivermi alla Scuola Orafa Ambrosiana mi ha permesso di rallentare, di imparare cose nuove e di farlo usando le mani, la testa e la concentrazione. Non avrei potuto creare Àpini senza quell’esperienza. Mi ha dato molto dal punto di vista umano, nel rapporto con i miei compagni e con gli insegnanti, ma mi ha anche aiutata a capire che la lentezza e la precisione avrebbero dovuto necessariamente far parte del mio percorso.
Ho frequentato tre corsi, oreficeria professionale, modellazione della cera e gemmologia. Durante il corso di modellazione della cera, come progetto finale, era prevista la realizzazione di un gioiello a nostra scelta. È così che ho iniziato a progettare questo anello. Non sapevo ancora cosa sarebbe diventato, ma sapevo che avrei voluto indossarlo io stessa.
Sono partita dal disegno e dalla progettazione su carta, poi ho scolpito interamente il modello a mano, lavorando da un blocco di cera. La fusione a cera persa è una tecnica antichissima e, secondo me, anche una delle più affascinanti. Il modello viene racchiuso in un materiale refrattario, poi, durante la fusione, la cera si scioglie e scompare, lasciando uno spazio vuoto che viene riempito dal metallo.
È un passaggio particolare, perché qualcosa di fragile e provvisorio smette di esistere per diventare solido e destinato a durare.
Questo anello ha richiesto moltissime ore di lavoro. Anche se ha un andamento sinuoso, deve essere preciso, simmetrico e perfettamente equilibrato. Il procedimento per rifinirlo, svuotarlo e prepararlo all’incassatura è stato lungo e complesso. Il risultato mi piaceva, ma non mi convinceva fino in fondo.
Per questo, qualche tempo fa, ho deciso di riprenderlo in mano e ridisegnarlo in CAD. Questo passaggio mi ha permesso di renderlo ancora più leggero e pulito, mantenendo però intatto il concetto iniziale, la sua linea morbida e il movimento dell’onda.
Il risultato finale mi piace moltissimo. Ho scelto di realizzarlo in oro 18 carati e diamanti naturali, nella sua espressione più preziosa. È già disponibile ed entrerà prossimamente nella collezione Àpini.

Riguardandolo oggi, mi sembra che dentro ci fossero già molte delle cose che avrei poi portato nel brand, la ricerca delle proporzioni, il rapporto tra precisione e leggerezza, il desiderio di creare gioielli da indossare davvero. Non aveva ancora un nome, ma la sua linea sinuosa e allungata mi ricordava già qualcosa di familiare. Solo più tardi, quando Àpini ha iniziato a definirsi, è diventato per me il Bucatini Ring.



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